venerdì 31 agosto 2018

Non ho sempre voluto più bene a comesichiama? - Erma Bombeck

Non ho sempre voluto più bene a comesichiama?
Di solito le donne cominciano a pensare al nome da dare al nuovo bambino appena si accorgono di aspettarlo. 
Lo scrivono per esteso, lo pronunciano ad alta voce, lo provano con le amiche, lo ricamano sui carnicini. 
Quando il bambino nasce, gli sussurrano dolcemente il nome all'orecchio, lo scrivono su una dozzina di partecipazioni e lo comunicano all'ufficio anagrafico.
Dopo qualche anno e qualche altro bambino, se lo dimenticano.
Mi è capitato di sentire madri provare dieci o dodici nomi prima di avere la fortuna di incappare in quello giusto. (Una volta che mi ero messa il pigiama alla rovescia, mia madre, pensando che l'etichetta portasse il mio nome, mi chiamò Chicco per una settimana.)
Sembra che i bambini pensino che ci sia qualcosa di freudiano in tutta questa storia. 
Il vecchio trauma del se-mia-madre-mi-volesse-bene-davvero-ri-corderebbe-come-mi- chiamo. 
Balle. Io voglio bene a Marc... Mar... Mic- Mas... comesichiama tanto quanto a Bet... Bru... Luc... Fil... insomma lo sai tu come ti chiami.
Lo psichiatra del quartiere mi dà ragione. 
Dice che non si possono fare generalizzazioni sulle madri che non sempre riescono a chiamare i loro figli con il nome giusto.
Di solito è già buona che riesca a ricordare perché li chiamo, figuriamoci il nome. 
L'altro giorno, parlando con un giovanotto appena sposato, sono venuta a sapere che aveva sette fratelli e non ricordava una sola volta in cui la madre l'aveva chiamato con il suo nome. «Forse perché eravamo tanti», ha detto, «la povera mamma faceva confusione.»
Mi dispiace molto demolire questa teoria, ma io sono stata a lungo figlia unica, eppure venivo chiamata di volta in volta Sara... Bea... Cris... Vir... Edna. Alla fine, disperata, mia madre si metteva a gridare: «Quante volte ti devo chiamare prima che ti degni di rispondere?»
E io urlavo di rimando: «Risponderò quando mi chiamerai col mio nome».
«Ma ci sono andata vicino, no?» gridava lei. 
«Ci sei quasi arrivata, con Edna.»
«Edna è un nome che mi è sempre piaciuto», diceva lei tutta soddisfatta. «Avrei proprio dovuto chiamarti Edna.»
«E allora perché mi hai chiamata Erma?» «Perché era facile da ricordare.»

- Erma Bombeck -


Buona giornata a tutti. :-)


lunedì 27 agosto 2018

Preghiera per chiedere il dono della speranza

O Padre,
come il sole illumina la terra e le dà calore e vita,

così il tuo amore ravviva in noi la tua presenza,
nella quale noi viviamo, ci muoviamo ed esistiamo.

Come nel passato sei stato fra noi nel momento della difficoltà,
ora continua a beneficarci con il tuo santo aiuto.

Ora ti prego, Signore,
guarda con bontà quello che si sta compiendo per il mio bene.

Guida con sapienza i medici
e tutti coloro che si prendono cura di me.

Infondi, con la tua grazia,
la tua forza guaritrice,
perché ritornino in me la salute e la forza.

Ed io innalzerò un rendimento di grazie
per la tua misericordia senza limiti.
Amen.


Buona giornata a tutti. :-)



domenica 26 agosto 2018

Esperienza di Dio - Padre Anthony De Mello

Un mistico tornò dal deserto. 
«Dicci», gli chiesero avidamente, «com'è Dio?». 
Ma come poteva esprimere in parole ciò che aveva sperimentato nel profondo del suo cuore? È possibile esprimere in parole la verità?
Alla fine diede loro una formula - così imprecisa, così inadeguata - nella speranza che alcuni di loro si sentissero tentati, a sperimentare essi stessi ciò che egli aveva sperimentato.
Essi s'impadronirono della formula. 
Ne fecero un testo sacro. L'imposero a tutti come un articolo di fede. Affrontarono grandi sofferenze per diffonderla in paesi stranieri. E alcuni dettero persino la propria vita per essa.
E il mistico rimase triste. Sarebbe stato meglio se non avesse mai parlato.

- Padre Anthony de Mello -
Fonte: A. De Mello, Il canto degli uccelli: frammenti di saggezza nelle grandi religioni


Buona giornata a tutti. :-)