domenica 9 settembre 2018

Riflessione sull'egocentrismo - Arthur Schopenhauer

Gli uomini sono per la maggior parte così soggettivi che in fondo non provano interesse che per se ... stessi. 
Ne consegue che, in tutto quello che viene detto, pensano subito a se stessi, e ogni casuale riferimento anche lontanamente attinente a qualcosa di personale attira e occupa tutta la loro attenzione, sicché essi non sono minimamente in grado di afferrare il contenuto oggettivo del discorso; ne deriva anche che nessun argomento conta quando entri in campo il loro interesse o la loro vanità. 
Perciò è tanto facile distrarli, ferirli offenderli mortificarli che quando si parla con loro, anche nel modo più obiettivo, di qualunque cosa, non si sta mai abbastanza in guardia per evitare possibili riferimenti che potrebbero risultare urtanti al loro prezioso e delicato “io”: questo solo importa loro, e nient’altro. 
E mentre essi non comprendono e non gustano nel discorso altrui quanto c’è di vero, di giusto, di bello, di raffinato e di spiritoso, hanno la più delicata sensibilità per tutto ciò che anche alla lontana e indirettamente potrebbe ferire la loro meschina vanità o che potrebbe riflettersi in qualche modo negativamente sulla loro preziosissima persona......
Persone simili però è altrettanto facile lusingarle e conquistarle. 
Pertanto il loro giudizio è perlopiù opportunistico, ed equivale a una dichiarazione in favore del loro partito o della loro classe, non a un’affermazione obiettiva e giusta. 
La ragione di tutto ciò è che in essi la volontà prevale di gran lunga sulla conoscenza, e il loro mediocre intelletto è completamente al servizio della stessa volontà, di cui non riesce a liberarsi neppure per un attimo.
Una prova grandiosa della miserevole soggettività di questi uomini, per cui essi riferiscono ogni cosa a se stessi e riconducono ogni pensiero al loro io, è data dall’astrologia, che collega il corso dei grandi astri all’insignificante individuo, e mette in relazione le comete celesti con le faccende e le miserie terrene.

- Arthur Schopenhauer -
"Consigli sulla felicità"


Buona giornata a tutti. :-)



venerdì 7 settembre 2018

Carezza, gesto rivoluzionario - Rosaura Montermini

... E per lasciarsi accarezzare è necessario aver riconosciuto la nostra stessa vulnerabilità e dare comunque fiducia all'altro.
Una carezza è il gesto più rivoluzionario del mondo. Offrire e accettare una carezza significa stabilire un ponte tra due persone. Senza parole. 
Esse diventano superflue quando usiamo le carezze: sulla pelle dei bimbi appena nati, sulle labbra di chi amiamo, sul volto di chi è morto a questa vita...
Non possiede carezze Caino, per il quale esiste solo l'individuazione e l'annientamento del nemico.
Caino si permette unicamente sentimenti di rabbia, competizione, gelosia per il fratello.
Abele riesce a esprimere quell'amore che invece Caino reprime, convinto di essere già stato, e per sempre, rifiutato. Teme di non essere abbastanza forte, tiene alta la guardia per non essere più ferito e continua a negarsi il desiderio di dire parole d'affetto, di abbracciare, di accarezzare.
Caino è uomo e donna, la femminilità oggi si è omologata ai maschi nella corsa alla competizione e al potere. 
La civiltà di Caino conosce solo capri espiatori in cui uccidere i propri lati bui e nascosti.
Caino non cerca interlocutori, ma vittime sacrificali da immolare a se stesso e alla propria forza illusoria. Siamo tutti figli di Caino quando neghiamo l'amore, la fiducia, la tenerezza, quando pensiamo sia da deboli ammettere di averne bisogno.
D'altronde, se certi bisogni nascono dal ricordo di una carezza mancata, altri risalgono ad atti con cui abbiamo fatto del male a chi non se lo meritava, né se lo aspettava; qualcuno che abbiamo tradito approfittando della sua fiducia incondizionata. E questo qualcuno siamo spesso noi stessi.

- Rosaura Montermini -

da: Agenda dei giorni Nonviolenti


Buona giornata a tutti. :-)




mercoledì 5 settembre 2018

da: "I Giorni perduti" - Dino Buzzati

……. Si avvicinò all’uomo e gli chiese: – Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco.
Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?
Quello lo guardò e sorrise: – Ne ho ancora sul camion, da buttare. Non sa? Sono i giorni.
– Che giorni?
– I giorni tuoi.
– I miei giorni?
– I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero?
Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?
Scese giù per la scarpata e ne aprì uno.
C’era dentro una strada d’autunno, e in fondo Graziella, la sua fidanzata, che se n’andava per sempre.
E lui neppure la chiamava.
Ne aprì un secondo.
C’era una camera d’ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava.
Ma lui era in giro per affari.
Ne aprì un terzo.
Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk, il fedele mastino, che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e ossa.
E lui non si sognava di tornare.
Si sentì prendere da una certa cosa qui allo stomaco. Lo scaricatore stava diritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere.
− Signore! – gridò Kazirra. – Mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni.
La supplico. Almeno questi tre giorni. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole.
Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile.
Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo di casse misteriose.
E l’ombra della notte scendeva.


- Dino Buzzati -
da "I giorni perduti"



Buona giornata a tutti. :-)